Le tappe di Torino Capitale

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TORINO CAPITALE DI UN DUCATO (Ducato di Savoia)

1563 Capitale del Ducato

Con la fine della guerra tra Francia e Spagna si ripristina la sovranità del duca Emanuele Filiberto di Savoia (che aveva combattuto per la Spagna) sui suoi dominî ereditari, che assumevano la funzione di territori cuscinetto tra la Francia e il ducato spagnolo di Milano.

Il duca trasferisce la capitale da Chambéry a Torino (1563).

Fa costruire la Cittadella (tra il 1564 e il 1568), che altera per la prima volta l’assetto romano. Ha scopo uno scopo difensivo ma serve anche a rafforzare l’autorità ducale di fronte al popolo: è il simbolo del potere di E. Filiberto.

Egli incrementa anche il numero dei funzionari dell’amministrazione pubblica, come si conviene ad una capitale, e rifonda l’università.

Nel 1563 12 laici fondano la Compagnia di San Paolo che si impegna, sotto la guida di consiglieri gesuiti. a combattere il protestantesimo. Si prodiga in opere di beneficenza e rilancia il vecchio Monte di Pietà

Nel 1578 trasferisce la Sindone da Chambéry: sia il duca sia i suoi successori promuovono il culto della reliquia come espediente per aumentare il proprio prestigio.

TORINO CAPITALE DI UN REGNO (Regno di Sardegna)

1713 Capitale di un Regno

Nel 1706, durante la guerra di successione spagnola, il duca Vittorio Amedeo II libera Torino assediata dai francesi (episodio di P.Micca). La sua politica mira a sganciare il ducato dall’influenza francese.

Grazie ai trattati di pace che mettono fine al conflitto, il ducato si amplia considerevolmente e Vittorio Amedeo II ottiene il titolo di re, prima di Sicilia (1713) e poi, dopo lo scambio con la Sardegna, di Sardegna (1720).

Il re affida all’architetto Juvarra il risveglio urbanistico della città:

la reggia di Venaria Reale, la basilica di Superga e la Palazzina di Caccia di Stupinigi saranno il simbolo del potere di Vittorio Amedeo II

TORINO CAPITALE DEL RISORGIMENTO E DEL REGNO D’ITALIA

1861 Capitale d’Italia

Il re Carlo Alberto (in carica dal 1831 al 1849) vara una serie di riforme burocratiche, legali ed economiche volte a modernizzare lo Stato; nel 1848 concede uno Statuto (che costituirà, a partire dal 1861, la prima “Costituzione” dello Stato italiano).

Dopo il fallimento della I guerra d’indipendenza, con il nuovo re Vittorio Emanuele II, Torino diventa l’unico riferimento liberale della penisola: migliaia di rifugiati politici ne fanno la sede del loro esilio, arricchendo ed “italianizzando” la vita politica e culturale. Nel periodo del governo di Cavour Torino è la capitale dello Stato economicamente più avanzato della penisola.

Nel breve periodo in cui è capitale d’Italia, si moltiplicano gli uffici pubblici e si consolida la sua natura di città “burocratica”. Ma nel 1864 la capitale è trasferita a Firenze: è un colpo terribile per Torino, anche da un punto di vista economico e occupazionale, oltre che dal punto di vista del prestigio. I 52 morti che vi sono a seguito dei tumulti popolari segnano la fine di un’epoca nella storia della città e l’inizio del suo declino, che si protrarrà sino all’assunzione di una nuova veste: quella di città industriale.

CAPITALE INDUSTRIALE

1) Città industriale pre-fordista1:

si affermano le prime industrie (fine Ottocento; la Fiat è fondata nel 1899), che ancora non utilizzano i moderni processi produttivi fondati sul taylorismo (la Fiat invece introduce la catena di montaggio già nel 1913); la città si espande (nascono le “barriere” operaie) accogliendo gli immigrati, prevalentemente dalle campagne piemontesi, richiamati dalle nascenti industrie.

2) Città industriale fordista:

si adotta il modello di organizzazione fordista, con una intensificazione,soprattutto dopo il 1945, dei processi già avviati in età pre-fordista (immigrazione dalle altre regioni italiane, soprattutto dal Sud: la fase più intensa va dal 1958 al 1963, poi rallenta per riprendere tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando Torino diventa la terza città “meridionale” d’Italia dopo Napoli e Palermo).

3) Città industriale postfordista:

si introducono nuove tecnologie dell’informazione, le imprese delocalizzano, operano per reti orizzontali, dalla produzione di massa si passa a modelli a crescente flessibilità consentendo alla produzione di adattarsi alla variabilità dei mercati.

TORINO IN CERCA DI DEFINIZIONE: CAPITALE DELL’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA (ricerca, innovazione, formazione, cultura)?

Se nel passaggio dal fordismo al postfordismo Torino sembrava votata al declino, dall’inizio degli anni ’90 la città ha intrapreso uno sforzo di trasformazione e di rilancio.

Da uno scritto del sindaco Fassino:

Torino è divenuta sempre di più sede di istituti di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, sottolineati dalla presenza dei centri di ricerca di grandi gruppi – General Motors, Fiat Chrysler, Telecom, Petronas, Reply, General Electric – nonché da incubatori di impresa che le hanno consentito di essere – con Milano e Bologna – una delle tre città italiane con il più alto numero di start up.

Torino come sede universitaria e di alta formazione, reso possibile da due università di alta qualità – il Politecnico e l’Università degli studi, con centomila studenti (il 12% stranieri!) – e un sistema di centri di formazione di eccellenza: dall’ESCP – la Scuola internazionale di alta managerialità con sedi a Torino, Parigi, Berlino, Londra e Madrid – alla Scuola di alta formazione di studi militari, dal Centro internazionale di formazione dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) alla European Training Foundation.

Torino investe in cultura ogni anno 100 milioni di euro, con un modello di partnership pubblica/privata particolarmente efficace. Un investimento culturale che ha puntato alla piena valorizzazione dell’ampio patrimonio architettonico, che la città eredita dall’essere stata per oltre quattrocento anni una capitale, e del suo patrimonio museale di valore nazionale e internazionale – dal Museo Egizio (il secondo al mondo) al Museo nazionale del Cinema, dal Museo del Risorgimento al Museo nazionale dell’auto, dalla Galleria Sabauda all’ampio patrimonio di fondazioni pubbliche e private dedicate all’arte contemporanea. A questo la città ha via via affiancato una programmazione di grandi eventi in ogni disciplina culturale: il Festival internazionale del jazz, il Salone internazionale del libro, il Torino film festival, Artissima, Mito, il Festival internazionale del cinema LGBT, Terra madre e il Salone del gusto. Il duplice riconoscimento UNESCO alle residenze sabaude come patrimonio dell’umanità e a Torino come capitale del design suggellano questo impegno.

oggi Torino è meta turistica sempre più frequentata e riconosciuta, al punto da essere la città italiana con il più alto incremento di flussi turistici nel decennio 2004-14. Risultato a cui hanno dato un contributo decisivo le Olimpiadi invernali 2006 e le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia del 2011.

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fordismo (Treccani)

Sistema di organizzazione e politica industriale, attuato a partire dal 1913 da H. Ford nella sua fabbrica di automobili. Basato sui principi del taylorismo, mirava ad accrescere l’efficienza produttiva attraverso una rigorosa pianificazione delle singole operazioni e fasi di produzione, l’uso generalizzato della catena di

montaggio, un complesso di incentivi alla manodopera (paghe più alte, orari di lavoro ridotti ecc.).

taylorismo (Treccani)

Organizzazione scientifica del lavoro, ideata dall’ingegnere americano F.W. Taylor (1856-1915), basata sulla razionalizzazione del ciclo produttivo secondo criteri di ottimalità economica, raggiunta attraverso la scomposizione e parcellizzazione dei processi di lavorazione nei singoli movimenti costitutivi, cui sono assegnati tempi standard di esecuzione. Più genericamente, il termine indica tutti gli aspetti di un lavoro, sia manuale sia impiegatizio, organizzato secondo criteri ripetitivi, parcellizzati e standardizzati.

postfordismo (Treccani)

In economia, la fase di sviluppo industriale che caratterizza gran parte delle economie più avanzate a partire dagli ultimi decenni del 20° secolo. Contrariamente alla fase del fordismo, la cui caratteristica precipua era la produzione industriale di massa basata sull’impiego di lavoro ripetitivo che aveva progressivamente perso qualifiche e specializzazioni, il p. si caratterizza per l’adozione di tecnologie e criteri organizzativi che pongono nuova enfasi sulla specializzazione, qualificazione e flessibilità dei lavoratori. L’industria, abbandonata la tradizionale produzione di massa, acquista maggiore flessibilità produttiva e organizzativa, adeguando la propria offerta a una domanda, in particolare di beni di consumo, sempre più diversificata e soggetta a cambiamenti anche molto repentini. Metodo di produzione emblematico del p. è il sistema di gestione delle scorte chiamato just in time.

PER APPROFONDIRE: Gianni Oliva, Storia di Torino. Dalle origini ai giorni nostriEdizioni Biblioteca dell’immagine, 2014

Il volume di Gianni Oliva ricostruisce sinteticamente le principali vicende storiche, sociali, economiche e urbanistiche della nostra città. I capitoli riportati ripercorrono l’arco temporale che va dall’inizio Ottocento fino alla fine del secolo successivo, attraversando le principali tappe di Torino in fase risorgimentale, negli anni successi all’Unità di Italia, nei primi del ‘900, con l’avvento del Fascismo, durante la guerra e la Resistenza, negli anni della ricostruzione e del Boom economico, nel frangente del fenomeno FIAT e degli anni di piombo, fino alle trasformazioni degli ultimi due decenni.

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